Maledetta musica

Song lyrics

Ra ra ra ra ra ra ra
Ra ra ra ra ra ra ra

Perché i compositori
Mettono nella musica certi violini
Sapendo che ti possono affettare il cuore
Perché certi cori
Hanno il potere di travolgerti
Come una valanga
Che ti investe togliendoti il ​​fiato

Maledetta musica
Spalanca le tue braccia
Travolgimi l’anima
Partendo dall’umore
Ti voglio per me a tutte le ore
Mi manca l’olio nel motore
Dammi il ritmo del tuo amore

Perché sembra
Che tutti i parolieri del mondo
Nelle loro canzoni
Stiano parlando di te
Della tua vita
Di quello che provi
O vorresti dire

Perché i musicisti e i cantanti
Hanno il potere di scuotere il tuo cuore
Come se volessero lanciarlo
Oltre il confine di te

Maledetta musica
Travolgimi l’anima

Per me sono tutti d’accordo
Fanno parte di un gioco malvagio
Organizzato allo scopo di ricordarci che
Siamo esseri umani

Maledetta musica
Siamo in grado di percepire
L’immensità dello spazio
Ma senza il potere di capire
Dove può finire

Maledetta musica

Maledetta musica
Spalanca le tue braccia
Travolgimi l’anima
Partendo dall’umore
Ti voglio per me a tutte le ore
Mi manca l’olio nel motore
Dammi il ritmo del tuo amore

Maledetta musica
Hai il potere di farci sentire
L’inesorabilità del passare del tempo
Che non sappiamo fermare con le mani
Di farci sentire il bisogno disperato
Di non essere soli in mezzo a tutto ciò

Maledetta musica
Spalanca le tue braccia
Travolgimi l’anima
Partendo dall’umore
Ti voglio per me a tutte le ore
Mi manca l’olio nel motore
Dammi il ritmo del tuo amore

Ra ra ra ra ra ra ra
Ra ra ra ra ra ra ra

Maledetta musica
Spalanca le tue braccia
Travolgimi l’anima
Partendo dall’umore
Ti voglio per me a tutte le ore
Mi manca l’olio nel motore
Dammi il ritmo del tuo amore

Altrimenti io non ci stò
Dammi il ritmo del tuo amore
Altrimenti io non ci stò

Ra ra ra ra ra ra ra
Ra ra ra ra ra ra ra

Il testo di questa canzone è tratto dal libro “Le frequenze dell’anima” di Emanuele Conte.
Sonorizzazione: ECO Sound Design.
Produzione: Klasspop.it
Progetto musicale: Rolling Lives
Progetto tecnico: podcastevolution.it
© ECRV 2026

Disponibile in versione ebook e cartaceo nelle migliori librerie online – Vai all’elenco >>>


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“Maledetta Musica”: quando le note diventano specchio dell’anima

La canzone “Maledetta Musica”, tratta dal libro Le frequenze dell’anima di Emanuele Conte, è un’intensa riflessione sul potere profondo e quasi inspiegabile della musica nella vita umana.

Il testo si muove tra meraviglia e inquietudine, tra attrazione e resa, descrivendo la musica come una forza capace di entrare dentro di noi senza chiedere permesso.

Fin dalle prime strofe emerge un interrogativo centrale: perché la musica ha questo potere? I “violini che affettano il cuore” e i “cori che travolgono come una valanga” sono immagini forti, quasi violente, che raccontano una verità universale: la musica non si limita ad accompagnarci, ma ci attraversa, ci scuote, ci mette a nudo. È un’esperienza emotiva totale, che può essere tanto sublime quanto destabilizzante.

Il ritornello, con l’espressione “Maledetta musica”, non è una condanna reale, ma piuttosto un’esclamazione carica di ambivalenza. È il riconoscimento di un amore inevitabile verso qualcosa che ci domina.

La musica viene descritta come una presenza necessaria, quasi vitale: “mi manca l’olio nel motore” suggerisce che senza di essa la nostra esistenza perde fluidità, energia, senso. È il ritmo dell’amore, il battito che tiene in movimento la nostra interiorità.

Un altro aspetto centrale del testo è il senso di identificazione universale: sembra che tutte le canzoni parlino di noi. Questo passaggio coglie una delle magie più profonde della musica: la capacità di rendere personale ciò che è collettivo. Le parole scritte da altri diventano le nostre, raccontano emozioni che spesso non riusciamo nemmeno a esprimere.

La canzone suggerisce anche un’idea affascinante e quasi provocatoria: che la musica faccia parte di un “gioco malvagio” organizzato per ricordarci che siamo esseri umani. Qui emerge una riflessione esistenziale potente: la musica ci riporta continuamente a ciò che siamo, alla nostra vulnerabilità, al bisogno di sentire e di connetterci. Non possiamo sfuggirle, proprio come non possiamo sfuggire alla nostra natura.

Nella parte finale, il testo si apre a una dimensione ancora più ampia. La musica diventa il mezzo attraverso cui percepiamo l’immensità del tempo e dello spazio, ma anche la nostra incapacità di comprenderli fino in fondo. Ci mette di fronte al limite umano: possiamo sentire tutto, ma non possiamo controllare nulla. In questo senso, la musica amplifica il nostro bisogno più profondo: quello di non essere soli.

“Maledetta musica” è quindi un ossimoro emotivo: qualcosa che ci ferisce e ci salva allo stesso tempo. Ci ricorda che siamo vivi, che sentiamo, che abbiamo bisogno degli altri. E forse è proprio per questo che, nonostante tutto, continuiamo a cercarla, a desiderarla, a chiederle ancora: “dammi il ritmo del tuo amore”.

In fondo, non è la musica ad essere “maledetta”. Siamo noi che, grazie ad essa, non possiamo più ignorare ciò che proviamo davvero.