Song lyrics
Fortunato tra di noi è l’insensibile
Fortunato chi di noi
Non riesce a vedere gli altri
Se non come strumenti
Utili o necessari
Meravigliosamente sfortunato
Chi di noi
Guardando gli occhi della gente
Cerca di vedere
Come se quegli occhi fossero i suoi
Se ci sei tu
Ci sono anch’io
Se non ci vediamo
Non viviamo
Perché siamo noi
Che diamo la forma
Ai nostri pensieri
E la melodia
Alle nostre parole
Il tempo fa parte di noi
E noi con le nostre storie
Siamo in grado di colorarlo
Ma solo in quella sua infinitesima parte
Alla quale ci è concesso
Di mettere mano
Possiamo renderlo lento
Noioso
Oppure interessante
Ma spesso furioso
Altre volte
Possiamo tentare di allungarlo
Fino a quasi placarlo
Grazie a chi
Come in
Una valorosa staffetta
Porta con sé i ricordi
Se ci sei tu
Ci sono anch’io
Se non ci vediamo
Non viviamo
Perché siamo noi
Che diamo la forma
Ai nostri pensieri
E la melodia
Alle nostre parole
Le nostre parole
Le nostre parole
Il nostro tempo è importante
Anche per gli altri
Quando noi insieme a loro
Proviamo a vivere
Sperare
A volte amare
Il tempo è una prova unica
Dove la prima è sempre buona
Dove gli errori e le battute sbagliate
Si scontano direttamente lì
Sul palco
Travolti dai fischi del pubblico ostile
O confortati dagli applausi
Di incoraggiamento
Di chi sta dalla nostra parte
Se ci sei tu
Ci sono anch’io
Se non ci vediamo
Non viviamo
Perché siamo noi
Che diamo la forma
Ai nostri pensieri
E la melodia
Alle nostre parole
Le nostre parole
Le nostre parole
Ci sono momenti in cui
Non avresti mai pensato
Di sentirti così
Nei quali la parola “noi”
Ti fa pensare all’allegria
O a giorni che
Non credevi di poter superare
Ci sono attimi che
Ti fanno ripensare a qualcuno
Che ti è stato amico
Anche se magari
era la prima volta
Che lo vedevi
Ma ti ha cambiato la vita
Spesso salvandola
Se ci sei tu
Ci sono anch’io
Se non ci vediamo
Non viviamo
Perché siamo noi
Che diamo la forma
Ai nostri pensieri
E la melodia
Alle nostre parole
Le nostre parole
Le nostre parole
Le nostre parole
Ci sono momenti in cui
Non avresti mai pensato
Di sentirti così
Nei quali la parola “noi”
Ti fa pensare all’allegria
O a giorni che non credevi
Di poter superare
Se ci sei tu
Ci sono anch’io
Se non ci vediamo
Non viviamo
Perché siamo noi
Che diamo la forma
Ai nostri pensieri
E la melodia
Alle nostre parole
Le nostre parole
Le nostre parole
Le nostre parole
Il testo di questa canzone è di Emanuele Conte, tratto dalla trasmissione radiofonica “We – Noi” e dal libro “Le frequenze dell’anima“.
Sonorizzazione: ECO Sound Design.
Produzione: Klasspop.it
Progetto musicale: Rolling Lives
Progetto tecnico: podcastevolution.it
© ECRV 2026
Disponibile in versione ebook e cartaceo nelle migliori librerie online – Vai all’elenco >>>

IL SIGNIFICATO DEL TESTO
“Le nostre parole” di Emanuele Conte: una riflessione sulle relazioni umane
La canzone “Le nostre parole” di Emanuele Conte è una riflessione intensa sul significato delle relazioni umane, sul valore del tempo condiviso e sul potere che le parole hanno nel dare forma alla nostra esperienza di vita. Il testo si muove tra filosofia quotidiana ed emozione, invitando l’ascoltatore a interrogarsi su cosa significhi davvero esistere insieme agli altri.
Il brano si apre con un paradosso: l’autore definisce “fortunato” chi riesce a rimanere insensibile, chi guarda gli altri solo come strumenti utili o necessari. In realtà, dietro questa apparente fortuna si nasconde una critica profonda. L’insensibilità protegge dal dolore, ma priva anche della capacità di comprendere davvero le persone. Al contrario, chi cerca negli occhi degli altri qualcosa di sé stesso vive una “meravigliosa sfortuna”: sente di più, si espone di più, e proprio per questo è più vulnerabile. Ma è anche l’unico modo per costruire relazioni autentiche.
Il cuore della canzone è racchiuso nel ritornello, dove emerge l’idea centrale del brano: l’esistenza individuale prende senso solo nella relazione. “Se ci sei tu, ci sono anch’io” non è soltanto una frase romantica, ma quasi una dichiarazione filosofica. L’identità non nasce nel vuoto, ma nello scambio con gli altri. Senza incontro, senza sguardi, senza dialogo, la vita perde consistenza. Le persone, attraverso il confronto e la condivisione, danno forma ai propri pensieri e trasformano le parole in qualcosa di vivo, capace di diventare melodia.
Un altro tema fondamentale del testo è il rapporto con il tempo. Conte suggerisce che il tempo non è soltanto qualcosa che scorre indipendentemente da noi: in parte siamo noi a colorarlo con le nostre storie. Non possiamo controllarne l’intero corso, ma possiamo intervenire su quella piccola porzione che ci è concessa. È lì che si decide se il tempo diventa lento e noioso oppure intenso e significativo. I ricordi, custoditi e tramandati dalle persone come in una “staffetta”, permettono di estendere simbolicamente il tempo e di dare continuità alla nostra esperienza.
La vita, in questa visione, assomiglia anche a un palcoscenico. Non esistono prove generali: tutto accade direttamente davanti al pubblico. Ogni scelta, ogni parola, ogni errore ha conseguenze immediate. A volte arrivano fischi e critiche, altre volte applausi e incoraggiamenti. Ma ciò che conta davvero è che il tempo che viviamo non appartiene solo a noi: ha valore anche per gli altri, soprattutto quando lo condividiamo provando a vivere, sperare e amare insieme.
Nella parte finale del brano emerge un’altra dimensione importante: quella degli incontri inattesi. Ci sono momenti in cui una persona, magari incontrata per la prima volta, riesce a cambiare profondamente il nostro percorso. Può accadere in un istante, in una conversazione o in uno sguardo. In quei momenti la parola “noi” smette di essere astratta e diventa qualcosa di concreto, capace di dare forza nei giorni difficili e di trasformare la percezione della propria vita.
In definitiva, “Le nostre parole” racconta quanto la nostra esistenza sia intrecciata a quella degli altri. Le parole che scambiamo, i ricordi che condividiamo e il tempo che viviamo insieme costruiscono la trama della nostra identità. Senza questo scambio continuo, i pensieri rimarrebbero forme incomplete. È proprio attraverso gli altri che trovano una melodia – diventando, appunto, le nostre parole.


